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La Cucina italiana Patrimonio immateriale dell’Umanità

Cari Soci e Amici,

il 10 dicembre  la cucina italiana è stata ufficialmente riconosciuta Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO. Un traguardo atteso, meritato e profondamente sentito, perché non parla solo di ricette e tradizioni gastronomiche, ma della nostra identità, del nostro modo unico di vivere la tavola.

Oggi abbiamo il piacere di condividere con voi un contributo speciale del nostro Socio Onorario dott. Renato Andreoletti, che ci ha regalato una riflessione straordinaria e profondamente autentica su ciò che rende unica la nostra cultura gastronomica.
Non solo ricette, non solo tradizioni regionali: un viaggio dentro il vero cuore della cucina italiana – la convivialità, quel modo tutto nostro di stare insieme attorno a una tavola imbandita che diventa luogo di dialogo, memoria, identità.
Un testo che ci ricorda quanto il valore della cucina italiana vada ben oltre i fornelli: è un modo di vivere, di riconoscersi, di condividere.
Siamo felici di pubblicarlo integralmente sul nostro sito, certi che saprà emozionarvi e farvi sentire, ancora una volta, parte di una storia comune.

Buona Lettura!

Il fantastico riconoscimento attribuito alla cucina italiana va inteso soprattutto come un riconoscimento dello stile di vita conviviale italiano. La cucina italiana non esiste come un protocollo o una sorta di prontuario standard della cucina che si esercita dalle Alpi alla Sicilia. Troppe le diversità, troppe le differenti tradizioni, spesso anche a pochi chilometri di distanza, perfino troppa la differenza nella qualità e identità delle materie prime utilizzate. Quel che rende comune il modo di interpretare la cucina italiana più che sui fornelli è soprattutto legata alla tavola imbandita e a chi vi siede intorno. E’ la cultura della convivialità che è comune dal Brennero alle isole Egadi, dal Monte Bianco alla Calabria, dalla costa tirrenica a quella adriatica. Lo ha riconosciuto George Clooney, il noto attore americano che ha acquistato una villa sul Lago di Como per viverci e farci crescere i figli. Gli americani se si siedono a tavola è per sbrigare il più in fretta possibile il rito della nutrizione quotidiana che sia il breakfast o lo spuntino di mezza giornata, idem per la cosiddetta cena. Hanno sempre fretta. Non a caso hanno inventato la cultura degli hot dog, diffusa in tutto il continente nordamericano. Una sorta di panino imbottito a più strati, spesso ricolmo di senape e altri ingredienti più o meno misteriosi, spesso troppo grassi e calorici, che si divora stando in piedi. Tempo del rito dell’hot dog? Una manciata di secondi, al massimo un paio di minuti. Poi via al lavoro, allo studio, allo sport. Clooney ha riconosciuto che è stato in Italia che ha scoperto il piacere della tavola e soprattutto delle chiacchierate attorno al desco dove si parla innanzitutto… di cibo, di vino, poi di donne, uomini e calcio, oggi anche di tennis grazie al fenomeno Jannik Sinner.

La cultura della convivialità è ciò che differenzia gli italiani da molti altri popoli e ci fornisce una sorta di comune identità altrimenti assai difficile da individuare. Un lombardo che si siede a tavola a Napoli si trova subito a casa sua appena viene messo in tavola un fumante piatto di spaghetti, idem per un napoletano che a Milano si trovi davanti a un piatto di risotto allo zafferano. Non conta il piatto, che è di certo ottimo al palato, conta il rito della tavola imbandita e dei commensali che vi siedono attorno pronti a ridere e scherzare. Siamo italiani perché amiamo mangiare in compagnia parlando innanzitutto del cibo che mangiamo o che intendiamo mangiare o che altri hanno preparato o che mangiavano i nostri genitori, nonni, antenati. E’ la cultura dei lari e dei penati, vale a dire degli antenati, assai antica nel Mare Mediterraneo, declinata all’italiana. E’ ciò che ci rende orgogliosi di essere italiani.

foto: La cucina italiana è candidata a patrimonio UNESCO

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