Al Quirinale, sulle Alte Mete: due giorni, tante emozioni e un viaggio che è cominciato molto prima di varcare il portone del Colle.

Ci sono giornate che iniziano molto prima dell’ora stabilita sul programma. Questa, per noi, è iniziata già il giorno precedente. Da diverse parti d’Italia sono partiti i giovani talenti premiati nella IV edizione del Premio Nazionale Alberto Gozzi – Le Alte Mete, insieme ai loro accompagnatori. Destinazione: Roma.

Da diverse parti d’Italia sono partiti i giovani talenti premiati nella IV edizione del Premio Nazionale Alberto Gozzi – Le Alte Mete, insieme a chi li ha accompagnati e sostenuti lungo tutto il percorso che li ha portati fino a Roma: il prof. Samuele Rainoldi con Sofia Faiella, il prof. Antonino Simonte con Claudio Lanza, il prof. Daniele Valenti con Mattia Vannini e Rebecca Pasini, sorella di Carlotta Pasini, Premio Speciale “Città di Stresa”.

Nello stesso momento partiva anche la delegazione HOSPES, composta dal Presidente prof. Riccardo Fava Camillo e dai Consiglieri prof. Roberto Abbondio, prof.ssa Silvia D’Ilario e prof. Franco Filippini, insieme al Presidente Nazionale AMIRA Claudio Recchia, ad Antonio Dal Farra e Cesare Marchesin de Les Copains de La Baule, e a Ornella Gozzi, nipote del Professor Alberto Gozzi, accompagnata dal marito Michele.

Ognuno con il proprio viaggio, i propri pensieri e, soprattutto, con quella particolare emozione che accompagna le occasioni importanti. Per i ragazzi c’era l’attesa di incontrarsi per la prima volta, ma anche la curiosità per quello che li aspettava: una giornata al Quirinale, proprio nei luoghi in cui il Cav. Alberto Gozzi aveva vissuto una parte così importante della sua straordinaria carriera.

E così, mentre i chilometri diminuivano, cresceva l’attesa.

A tavola sono arrivati alcuni dei grandi classici della cucina romana: panzanella, amatriciana, carbonara, pollo con i peperoni, accompagnati da ottimi vini del Lazio, tra i quali una piacevolissima Malvasia Puntinata. Ma il vero ingrediente della serata è stato un altro: la voglia di conoscersi.

I quattro giovani talenti si sono incontrati finalmente di persona e, in pochissimo tempo, la naturale timidezza del primo incontro ha lasciato spazio alle chiacchiere, alle risate e alla curiosità reciproca. Esperienze diverse, scuole diverse, territori diversi, ma la stessa passione per il mondo dell’ospitalità e la stessa emozione per l’avventura che li aspettava il giorno dopo.

Anche per gli accompagnatori e per i rappresentanti di HOSPES, AMIRA e Les Copains de La Baule è stata un’occasione preziosa per conoscersi, raccontarsi e confrontarsi.

E poi c’è stato un incontro che ha avuto un significato davvero speciale: quello tra i Les Copains de La Baule, il professor Franco Filippini e Ornella Gozzi, nipote del Maestro, e i giovani vincitori. Tre generazioni, unite dalla figura di Alberto Gozzi: Les Copains de La Baule, che con lui avevano condiviso gli anni del Grand Hotel Royal; Franco Filippini, che era stato suo allievo e collaboratore; Ornella, che ne custodisce la memoria anche attraverso la propria storia familiare. Davanti a loro, i ragazzi che oggi ricevono un Premio nato proprio per mantenere viva quell’eredità. È stato un incontro semplice, spontaneo, allegro. Una di quelle serate in cui ci si accorge che una storia lontana nel tempo può diventare improvvisamente vicina.

Poi, a un certo punto, è arrivato il momento di salutarsi. Tutti in hotel. E lì, finalmente, un po’ di silenzio. Ciascuno con i propri pensieri, le proprie emozioni, magari un pizzico di agitazione e sicuramente tanti desideri per il giorno che sarebbe arrivato.

Perché il Quirinale, questa volta, non era soltanto una destinazione.

Il 18 settembre la giornata è cominciata con l’arrivo della delegazione al Palazzo del Quirinale.

E già il primo ingresso aveva qualcosa di speciale: eravamo lì per celebrare i giovani vincitori del Premio Gozzi, ma anche per tornare nei luoghi che avevano segnato una delle tappe più importanti della vita professionale del Maestro.

Ad accompagnarci alla scoperta del Palazzo è stato il Sig. Silvio Franco, del Settore Custodia, che con grande disponibilità e competenza ci ha guidati attraverso ambienti nei quali storia, arte e vita istituzionale sembrano incontrarsi ad ogni passo.

La visita che ci aspettava, però, sarebbe stata ancora più straordinaria di quanto immaginassimo.

La delegazione ha avuto infatti accesso non soltanto alle prestigiose sale del piano nobile, ma anche ad alcuni ambienti normalmente non aperti al pubblico, tra cui le sale situate al piano superiore e quella collocata nella parte alta della torretta, il torrino. Un privilegio che ha reso questa esperienza ancora più particolare e che ha permesso ai nostri ragazzi di conoscere il Quirinale in una dimensione davvero insolita.

E poi le sale.

Il Salone dei Corazzieri, con la sua imponenza e la sua straordinaria ricchezza decorativa, la Cappella Paolina, architettonicamente gemella della Cappella Sistina, l’Ufficio del Presidente della Repubblica, la sala del Consiglio Supremo della Difesa, la Sala del Bronzino e la splendida Sala degli Specchi: ambienti nei quali la storia non è soltanto raccontata, ma sembra essere ancora presente, nelle architetture, nei dipinti, negli arredi e in ogni dettaglio.

Camminare attraverso queste sale significa attraversare epoche diverse e incontrare il lavoro di artisti, architetti e artigiani che, nel corso dei secoli, hanno contribuito a costruire la straordinaria identità del Palazzo.

 

Ma il Quirinale non è un museo fermo nel tempo. È anche una casa viva, che continua a raccontare l’Italia contemporanea.

Durante la Presidenza di Sergio Mattarella è nato infatti il progetto “Quirinale Contemporaneo”, con il quale il patrimonio storico del Palazzo è stato arricchito da opere d’arte e oggetti di design appartenenti al periodo repubblicano. L’intento è quello di affiancare alla memoria del passato anche le espressioni della creatività italiana contemporanea, facendo del Quirinale un luogo nel quale passato e presente possano dialogare.

Ed è stato curioso, per noi, incontrare questa contemporaneità proprio mentre eravamo immersi in tanta storia: opere, sculture e oggetti moderni compaiono negli ambienti del Palazzo senza interromperne il racconto, ma aggiungendo nuove voci a una storia che continua.

Anche le fotografie che abbiamo scattato racconta bene questo incontro tra epoche: un piccolo intervento contemporaneo inserito nella preziosa cornice architettonica del Palazzo, quasi a ricordarci che la bellezza non appartiene soltanto al passato e che anche il nostro tempo è chiamato a lasciare la propria traccia.

Per i ragazzi è stata un’esperienza difficile da dimenticare: entrare in luoghi che normalmente si possono conoscere soltanto attraverso immagini e racconti e poterli invece vedere, ascoltare e vivere direttamente.

Ma c’era un luogo che, più di tutti, aspettavamo di raggiungere. Per i ragazzi è stata un’esperienza difficile da dimenticare: entrare in luoghi che normalmente si possono conoscere soltanto attraverso immagini e racconti e poterli invece vedere, ascoltare e vivere direttamente: la Cucina Grande.

È qui che, nei primi anni Novanta, è iniziata l’attività di consulente di Alberto Gozzi al Quirinale. Entrare in quella cucina, per chi conosce la storia del Maestro, non è stato semplicemente entrare in un altro ambiente del Palazzo. È stato come avvicinarsi a una parte concreta della sua storia. L’attuale organizzazione della cucina è infatti legata anche all’intervento di Gozzi, che ne curò la ristrutturazione secondo criteri moderni e lungimiranti.

Nell’office della cucina abbiamo incontrato il dott. Domenico Santamaria, Sovrintendente ai Servizi di Ristorazione e d’Ospitalità, la dott.ssa Anna Maria Monorchio, Caposervizio Intendenza e Caposervizio interim dei Rapporti con la Società Civile della Presidenza della Repubblica, il Sous Chef Massimiliano Sabelli e numerosi componenti delle brigate di sala e di cucina.

E qui la visita si è trasformata anche in un incontro con la memoria.

Molti dei presenti avevano conosciuto e lavorato con il professor Gozzi. Sono riaffiorati ricordi, aneddoti, episodi di lavoro e di vita professionale. E il professor Franco Filippini, che aveva più volte affiancato il Maestro proprio nelle sale del Quirinale, si è ritrovato ancora una volta circondato da persone che condividevano con lui un pezzo di quella storia.

Anche Domenico Santamaria ha ricordato Gozzi con grande emozione:

«È una persona alla quale devo molto, che mi ha aiutato a raggiungere il ruolo che ricopro oggi, e vedere qui con voi il professor Franco Filippini me lo ricorda ancor più con grande emozione».

Santamaria ha inoltre sottolineato quanto apprezzi lo scopo formativo del Premio, ricordando l’importanza di trasmettere ai giovani, insieme alle competenze professionali, il rispetto della memoria.

Una frase che, in quel luogo e in quella giornata, aveva un significato tutto particolare.

Dopo la visita e le emozioni vissute nelle sale del Quirinale, è arrivato il momento che i nostri ragazzi aspettavano. La IV edizione del Premio Nazionale Alberto Gozzi – Le Alte Mete ha i suoi vincitori.

  • Sofia Faiella, FORMONT di Villadossola (VB), accompagnata dal prof. Samuele Rainoldi, si è classificata al primo posto, conquistando una borsa di studio di 500 euro, una mini-lampada flambé in rame e la Tessera AMIRA 2027.
  • Claudio Lanza, IPSAAT “Rocco Chinnici” di Nicolosi (CT), accompagnato dal prof. Antonino Simonte, ha conquistato il secondo posto, con una borsa di studio di 300 euro.
  • Mattia Vannini, IPSEOA “F. Martini” di Montecatini Terme (PT), accompagnato dal prof. Daniele Valenti, si è classificato al terzo posto, con una borsa di studio di 200 euro.

E poi il Premio Speciale “Città di Stresa”, sponsorizzato dal Comune di Stresa e riservato agli studenti dell’Istituto “Erminio Maggia” di Stresa, è stato assegnato a Carlotta Pasini, accompagnata dalla sorella Rebecca Pasini. Per lei una borsa di studio di 400 euro e la Tessera AMIRA 2027.

Tutte le borse di studio sono state offerte da Les Copains de La Baule, che ancora una volta hanno voluto sostenere concretamente i giovani nel nome del loro Maestro.

A tutti i concorrenti è stato consegnato lo Shaker Boston in acciaio di Alessi S.p.A., uno dei primi progetti di design curati dal Cav. Alberto Gozzi. Un piccolo grande oggetto, capace di racchiudere in sé tante parti della storia del Maestro: la tavola, la cucina, il design, la formazione, la collaborazione con Alessi.

Sofia Faiella, FORMONT Villadossola (VB)
Claudio Lanza, IPSAAT “Rocco Chinnici” Nicolosi (CT)
 Mattia Vannini, IPSEOA “F. Martini” Montecatini Terme (PT)
Carlotta Pasini IS "E.Maggia" Stresa (VB)

Pensavamo che la giornata avesse già dato tutto. E invece, dopo la premiazione, è arrivata una sorpresa.

HOSPES ha voluto infatti dedicare un momento speciale al dott. Domenico Santamaria, per ringraziarlo dell’accoglienza, dell’ospitalità e soprattutto per il profondo legame che ha dimostrato nei confronti della figura di Alberto Gozzi.

Gli è stato consegnato un attestato di riconoscenza, insieme a uno Shaker Boston in acciaio di Alessi S.p.A., come omaggio simbolico alla sua attenzione e al suo rapporto con la storia professionale del Maestro.

Un gesto semplice, ma sentito. Perché in una giornata dedicata alla memoria, alla fine, sono proprio le persone a fare la differenza.

E prima di salutarci è arrivata un’altra bella sorpresa: la dott.ssa Anna Maria Monorchio, entusiasta del progetto e della giornata trascorsa insieme, ci ha invitati a tornare al Quirinale, dandoci appuntamento fra tre anni!

A quel punto era davvero arrivato il momento di ripartire. I ragazzi sono tornati verso le loro città con una borsa di studio, uno shaker, un’esperienza straordinaria da raccontare e, soprattutto, un ricordo che speriamo possano portare con sé molto più a lungo. Noi di HOSPES siamo tornati con qualcosa in più: la certezza che il progetto voluto dal Prof. Alberto Gozzi continua a vivere nel modo più bello possibile, attraverso i giovani.

Sono loro, oggi, a raccogliere il testimone, sono loro che ci ricordano perché esistono le Alte Mete: per imparare a guardare un po’ più lontano, a credere nelle proprie capacità e a non smettere mai di crescere.

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