Cari Soci e Amici,
il desiderio di fare il cuoco, per Matteo Piana, è nato molto presto. Originario di Loreglia, piccolo paese di montagna sopra Omegna, fin da bambino sapeva quale strada avrebbe voluto percorrere. La Scuola di Stresa è stata il primo passo di un cammino che lo ha portato a confrontarsi con alcune importanti realtà della ristorazione, tra cui Da Vittorio (BG) e il Lasarte di Barcellona, esperienze dalle quali ha tratto insegnamenti diversi, dalla visione complessiva del lavoro in cucina alla cura meticolosa dei dettagli.
Negli anni, il desiderio di imparare si è accompagnato alla ricerca di una propria identità gastronomica. Oggi Matteo è Chef di Cucine Nervi a Gattinara e, dopo essere stato selezionato tra i Regional Finalists italiani della S.Pellegrino Young Chef Academy, si prepara a partecipare al Dinner Fundraising Le Alte Mete – HOSPES Awards come Chef più giovane della serata.
Il suo ritorno in un contesto legato alle proprie origini formative assume così un significato particolare: sedersi idealmente allo stesso tavolo di professionisti affermati, portando la propria esperienza e continuando a costruire il futuro. È anche il senso di un appuntamento che mette in relazione generazioni diverse, riconoscendo il valore del talento, del lavoro e della volontà di crescere.
A Matteo abbiamo chiesto di ripercorrere alcune tappe del suo cammino, riflettere sulla sua idea di cucina e raccontare che cosa significhi, oggi, tornare da professionista nei luoghi in cui tutto è cominciato.
Sei stato allievo della Scuola di Stresa e oggi torni, da professionista, in una serata HOSPES. Che effetto ti fa questo ritorno e cosa è rimasto di quegli anni nel tuo modo di vivere la cucina?
Fa sicuramente un certo effetto. Tornare nella scuola dove ho iniziato a muovere i primi passi, questa volta da professionista, ti fa rendere conto di quanta strada hai fatto, ma anche di quanta ancora ne hai davanti.
Della scuola mi è rimasta soprattutto una cosa: la consapevolezza che in cucina non si smette mai di imparare. All’epoca imparavo le basi, oggi continuo a imparare ogni giorno lavorando, confrontandomi con la brigata, con altri chef e soprattutto con gli errori.
Credo che, al di là delle tecniche, quegli anni mi abbiano lasciato il rispetto per il lavoro e per il mestiere. E sono valori che ancora oggi cerco di trasmettere alla mia brigata.
Quest’anno sei arrivato tra i Regional Finalists italiani della S.Pellegrino Young Chef Academy. Che cosa ha rappresentato per te questa esperienza e cosa hai imparato da questo confronto?
È sicuramente una grande soddisfazione, soprattutto perché essere scelto tra i 10 migliori d’Italia significa vedere riconosciuto il lavoro che fai ogni giorno.
Allo stesso tempo, però, per me è soprattutto un’occasione di crescita. Il concorso non l’ho ancora affrontato, quindi non posso ancora dire cosa mi abbia lasciato il confronto finale, ma già il percorso che mi ha portato fin qui mi ha obbligato a fermarmi e a ragionare ancora di più sulla mia cucina, su quello che voglio raccontare e su chi voglio essere come chef.
Mi ha fatto capire quanto sia importante avere una propria identità, ma anche quanto sia importante mettersi continuamente in discussione. Adesso sono curioso di vivere la fase successiva e confrontarmi con gli altri ragazzi, perché penso che sarà proprio quello il momento in cui potrò imparare di più.
Il piatto con cui hai partecipato si intitola “Beyond the Breast!” e nasce dall’idea di valorizzare l’animale nella sua interezza. Quanto conta per te, oggi, il rapporto fra creatività, sostenibilità e rispetto della materia prima?
Per me sono tre concetti che dovrebbero andare insieme. La creatività non deve servire a nascondere la materia prima, ma a valorizzarla e darle una possibilità in più. “Beyond the Breast!” nasce proprio da questo pensiero: utilizzare un animale non significa scegliere solamente le parti più nobili e lasciare tutto il resto in secondo piano. Ci sono tante parti che possono dare grandissimi risultati se vengono trattate con rispetto, tecnica e sensibilità.
La sostenibilità, secondo me, parte anche da qui. Non è soltanto scegliere un prodotto locale o parlare di km zero: è conoscere quello che hai davanti, sprecarne il meno possibile e riuscire a trasformarlo nel modo migliore.
Cucine Nervi è una realtà molto legata al territorio e alle Cantine Nervi. Come si incontrano, nella tua cucina, il Piemonte, la tradizione e la voglia di sperimentare?
Il territorio per me è una base, non un limite.
Lavorare a Gattinara significa avere una storia importante alle spalle, fatta di vino, prodotti, tradizioni e persone. Le Cantine Nervi fanno naturalmente parte di questa identità, ma non voglio che la mia cucina sia semplicemente una fotografia del Piemonte.
Mi interessa prendere quello che abbiamo, capirlo e reinterpretarlo con il mio modo di vedere la cucina. La tradizione la rispetto, ma non credo debba essere intoccabile.
Cerco quindi di avere un legame riconoscibile con il territorio, ma allo stesso tempo di essere curioso verso quello che succede fuori. Per me è proprio dall’incontro tra queste due cose che può nascere una cucina personale.
Il 6 novembre sarai uno dei protagonisti di “Le Alte Mete”. Senza anticiparci troppo, che cosa significa per te partecipare a una serata che mette insieme giovani talenti, grandi professionisti e il riconoscimento del merito?
È una serata che mi fa particolarmente piacere, anche perché arriva in un momento importante del mio percorso.
Essere coinvolto insieme a professionisti che stimo e avere la possibilità di cucinare per una serata che mette al centro il talento e il merito è sicuramente una responsabilità, ma soprattutto un motivo di orgoglio.
Credo molto nel valore del lavoro e nel fatto che, alla fine, i risultati arrivino attraverso il sacrificio, la costanza e le persone con cui condividi il percorso.
Per me sarà soprattutto una bella occasione per incontrare persone, confrontarmi e rappresentare Cucine Nervi nel modo migliore possibile.
Se potessi incontrare il Matteo-studente, oggi che sei Chef, cosa gli diresti?
Gli direi di non avere fretta.
Gli direi di lavorare tanto, di sbagliare, di ascoltare e soprattutto di non pensare di sapere già tutto.
Di avere pazienza perché alcune cose arrivano con il tempo e con il lavoro.
E gli direi anche di non perdere mai la voglia di fare questo mestiere con passione, anche nei momenti difficili. Perché oggi mi rendo conto che tante delle cose che allora sembravano sacrifici inutili erano semplicemente pezzi del percorso che mi ha portato fin qui.
E forse gli direi una cosa ancora più semplice: continua a crederci, ma senza mai smettere di lavorare per meritartelo.
6 novembre 2026
Grand Hotel des Iles Borromées & SPA – Stresa
Ore 19.00 – Rendez-Vous
Ore 20.15 – Dinner
Senior: € 120,00
Junior: € 60,00
Info e prenotazioni
0323 31545 · booking@associazionehospes.it
QUI la pagina dedicata all’evento
oppure potete prenotare direttamente compilando
il form dedicato direttamente QUI
