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Ospitalità, formazione e sviluppo: la nuova sfida dell’Italia

Cari Soci e Amici,

prima di lasciarVi alla lettura di questo interessante contributo, vogliamo presentarVi brevemente il suo autore.

Renato Andreoletti, Socio Onorario HOSPES, è da anni una voce autorevole nel mondo del turismo e dell’ospitalità, che ha seguito e raccontato con competenza le trasformazioni di questo settore e le sfide che lo attendono.

Il suo legame con HOSPES si è consolidato nel tempo e oggi ricopre il ruolo di Direttore di eBook HOSPES e di HOSPES Magazine, mettendo la sua esperienza e la sua conoscenza a disposizione della nostra Associazione.

Nel suo contributo, Andreoletti parte dai numeri della crescita del turismo italiano per proporre una riflessione più ampia sul futuro del settore: un futuro nel quale ospitalità, formazione e sviluppo sono chiamati a procedere insieme.

lo scorso mese di maggio il saldo della bilancia dei pagamenti turistica dell’Italia è risultato in avanzo di 2,7 miliardi di euro, in lieve aumento rispetto allo stesso mese del 2025.

Sia la spesa dei viaggiatori stranieri in Italia (5,4 miliardi) sia quella dei viaggiatori italiani all’estero (2,7 miliardi) sono cresciute nel confronto con maggio 2025, rispettivamente del 4,3 e del 2,2 per cento.

Nella media dei tre mesi terminanti in maggio 2026 i flussi in entrata hanno registrato un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, pari al 2,3 per cento, a fronte di una sostanziale stabilità delle uscite. La crescita della spesa in Italia è risultata significativamente più elevata per i viaggiatori provenienti dai paesi della UE rispetto a quelli dai paesi extra-UE (4,1 e 0,4 per cento, rispettivamente). La spesa degli italiani all’estero è cresciuta nei paesi UE (3,0 per cento), mentre è diminuita in quelli extra-UE (-2,7 per cento).

Riflessioni. E’ dal 2010 (con esclusione dei due anni di Covid, il 2020 e il 2021) che il turismo italiano registra continui incrementi che solo in termini di incoming (il fatturato prodotto dal turismo internazionale) sono passati da quota 29 miliardi di euro a quota 56 miliardi di euro nel 2025. Quest’anno ci avvicineremo sensibilmente a quota 60 miliardi di euro con un surplus nella bilancia dei pagamenti oltre quota 23 miliardi di euro.

Non si tratta più di un fenomeno folcloristico, tra l’artigianato più o meno improvvisato e l’abusivismo di massa, quale fu considerato il settore nell’Italia del dopoguerra, in particolare tra il 1960 (l’anno delle Olimpiadi estive di Roma) fino alla soglia degli anni Novanta (i Mondiali di calcio del 1990). Si tratta di una moderna industria dell’accoglienza, dell’ospitalità, dello stile di vita che riguarda una parte assai cospicua quanto in crescita dell’economia italiana, un comparto economico che riguarda anche l’agroalimentare, il settore manifatturiero e dei servizi, le infrastrutture (strade, autostrade, treni, porti, aeroporti, Internet), il settore dell’intrattenimento e quello della formazione, settori di punta del Made in Italy quali moda e design. E’ l’Italia che continua a lavorare, a produrre ricchezza e valore aggiunto, assieme ad altri settori non meno strategici (dalle macchine di alta precisione all’aeronautica agli armamenti al settore spaziale) che consentono all’Italia di mantenersi tra i Paesi capitalistici più avanzati nel pianeta con istruzione e sanità universali, vale a dire alla portata di tutti i cittadini indipendentemente dalla loro situazione sociale ed economica, compresi i nuovi cittadini italiani nati altrove ma impegnati a integrarsi all’ombra della Costituzione della Repubblica italiana laica e democratica varata nel 1948.

Il comparto dell’industria dell’ospitalità italiana ha una caratteristica unica rispetto ai comparti economici che l’hanno preceduta: non è cresciuta su base centralizzata, figlia dell’industria di Stato (come l’Eni per esempio) o di capitalisti privati monopolistici (come gli Agnelli nell’immediato dopoguerra quando la FIAT deteneva il 98% del mercato dell’automobile in Italia), è nata dal basso, su base territoriale, soprattutto comunale e poi regionale, con una imprenditoria quasi sempre improvvisata che ha imparato il mestiere per errori e successi, con poca scuola e una eccezionale voglia di fare e imparare a fare.

Oggi il turismo come comparto industriale è diventato adulto e deve superare i limiti del passato: dotarsi di scuole e università di livello assoluto, dotarsi di strumenti di conoscenza e governo dei flussi turistici per superare l’eccesso di turismo laddove questo si palesa, nelle città d’arte come al mare o in montagna, migliorare sensibilmente i guadagni di chi lavora nel settore dotandosi di strumenti di premio per chi ottiene i risultati migliori sulla base di fatturati chiari e trasparenti da parte delle aziende, ma anche di una fiscalità statale che riconosca il ruolo strategico del settore, abbassando per esempio l’Iva come è accaduto in altri Paesi europei nostri concorrenti. Infine, dotarsi di leggi che consentano di rinnovare il patrimonio edilizio del settore imponendo che non si costruisca più sul terreno libero ma che si ristrutturi o si costruisca ex novo solo laddove si è già costruito in passato. I Comuni e le Regioni devono disporre di strumenti di legge assai più flessibili per gestire ciò che esiste, ciò che è stato dismesso ma non reimpiegato, ciò che si intende inventare ex novo senza cementificare nuovo territorio ma semmai recuperando ciò che è stato dismesso ma resta inutilizzato. Si può e si deve fare.