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Le Tavole del Capitano Ricci

«I libri principali della nostra azienda-Scuola non sono fatti di carta stampata… Sono invece costituiti dal complesso delle esercitazioni che dobbiamo giornalmente svolgere… Se non partecipiamo consapevoli, il nostro libro speciale si distrugge, e – al suo posto – non possiamo nemmeno mettere quello di carta, che non possediamo, perché l’insegnamento qui svolto si basa sul lavoro pratico. Per cui vediamo di utilizzare razionalmente i “libri” che ci sono offerti, e che ci invitano a una collaborazione attiva…è in giuoco il successo di tutta la preparazione che abbiamo scelto di effettuare qui a Stresa…» Queste le parole del nostro amato Preside Albano Mainardi, riferite ai libri di testo in uso alla Scuola di Stresa.

Il prof. Mainardi riteneva fosse importante soprattutto la pratica per imparare il mestiere, tuttavia riteneva importante anche la carta stampata, come strumento di supporto all’apprendimento; infatti si preoccupò di dotare la Scuola di un’importante biblioteca ricca di testi utili ad approfondire la terminologia specifica come il prezioso “Dictionnaire internationale du Turisme”.
Egli credeva soprattutto nel Potere delle Immagini, come mezzo di comunicazione utile a fissare nella mente informazioni e concetti basilari.
Per gli allievi della Scuola di Stresa, le Tavole del Capitano Ricci, sono state il primo libro di testo su cui studiare. Erano appese nei corridoi delle vecchia Sede, sia quella antecedente al 1955, sia quella poi realizzata in Viale Albano Mainardi, già viale Regina Margherita. Si “sfogliavano” con gli occhi, un affascinante viaggio che portava l’osservatore a scoprire le caratteristiche di un buon portiere d’albergo, dei sensi affinati del maitre di sala ristorante, le abilità del cuoco, le magie del barman e la versatilità del cameriere.
L’autore di queste tavole è stato il Capitano di marina di Lungo Corso Pietro Ricci, aiutato da alcuni studenti. Del Capitano Ricci, ci ha fornito una bellissimo ritratto il prof. Riccardo Milan, docente di Italiano e Storia all’Istituto Erminio Maggia, del quale riporto un accenno.

“[…] insegnava dattilografia nel “Laboratorio di Disegno, Calligrafia, Dattilografia del Corso di Turismo”: decine di macchine da scrivere proprio là dove oggi ci sono i computer. Per un certo periodo fu anche Segretario della Scuola, verso il 1950. Quanto tempo lo fece, non siamo riusciti a capirlo. Ciò che invece ci hanno detto i testimoni e le carte dell’epoca è che non avevano figli, per cui il “capitano” si fermava spesso la sera con alcuni allievi (allora c’era un convitto): lo aiutavano a disegnare. […] Come funzionasse è chiaro: tutti concordano nel dire che Mainardi pensava e lui, poi, realizzava. Ma noi crediamo che, come succede sempre, le idee le avesse anche lui e che poi si confrontasse con Mainardi.
Ma a disegnare era proprio sempre e solo lui. Lui che sapeva usare la matita, che sapeva tirare le righe con la china, che maneggiava pennelli e certi suoi colori, lui che insegnava bella grafia (con il pennino e la china: agli allievi, ai colleghi, alla segreteria) […]” …ben diverso dal definirlo semplicemente “sfollato”, sebbene vero, dato che probabilmente è giunto a Stresa per fuggire ai bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale…

Oggi le sue opere adornano le pareti dell’ex Collegio Rosmini, in attesa di fare bella mostra di sé nella nuova sede in costruzione. Lì, di sicuro, saranno ancora fonte di ispirazione per moltissimi studenti.